Origine del Dolce di Bellagio

L’origine del Pan Matalòch (dallo spagnolo matafaluga, a sua volta dall’arabo habba-halua, anice, che è uno degli ingredienti), è identificata nei territori del Centro e dell’Alto Lago di Como e in particolare a Bellagio.

È un dolce tipico della cucina comasca a lievitazione lenta naturale, il cui impasto e lavorazione hanno molte affinità con quelli del panettone. Non a caso si ritiene che il Pan Matalòch fosse il dolce di Natale di questi territori.

Gli ingredienti vengono scelti con cura tra i migliori reperibili sul mercato: farina, latte, burro, uova, noci, nocciole, mandorle, canditi e fichi secchi, oltre all’anice, ingrediente da cui deriva il nome.

L’alta varietà e densità di frutta secca caratterizzò questo dolce come alimento per la prima colazione dei pescatori.

La tradizione volle che fossero le mogli a preparare ai loro mariti un alimento che potesse fornire l’energia per affrontare una intensa giornata di pesca, che oggi sappiamo essere anche ricco di vitamine, proteine, acidi grassi essenziali e sali minerali.

Simbolo del Lago di Como è la Lucia, l’imbarcazione utilizzata dai pescatori, costruita in legno di castagno e abete, con remi in legno di rovere e vela rettangolare. Nell’Ottocento fu aggiunto il timone. I cerchi che emergono dallo scafo fanno da supporto al telo di copertura.

Giuseppe Baj

Nato nel 1839, lavorò fin da giovanissimo nella pasticceria di famiglia, dove si produceva panettone da tempo immemorabile (documenti ottocenteschi attestano l’inizio dell’attività nel 1768). Partecipò ventenne, come volontario garibaldino, nei Cacciatori delle Alpi, alle gloriose campagne per l’Unità d’Italia del 1859 e 1860. Nel 1872 la Confetteria Baj si spostò in Piazza del Duomo, avviando un’intensa attività di produzione e commercio di panettoni, cioccolato e altri prodotti dolciari, in uno “stabilimento a forza idraulica ed a vapore”.

Giuseppe Baj fu premiato nel 1887 come il migliore produttore di panettoni di Milano. Fu uno dei primissimi a elevare il panettone dal livello di produzione artigianale a una consistente diffusione nazionale e internazionale, con un’estesa pubblicizzazione del marchio. Il tutto mantenendo un altissimo livello di qualità. L’antichità e notorietà dell’attività di Giuseppe Baj si deduce anche dallo slogan che risuonava nella testa di tutti i milanesi tra Ottocento e Novecento: “Quando a Milano non vi era ancora il tramvaj già si gustava il Panettone Baj”.

Il Panettone Baj continuò a essere prodotto negli anni Trenta da alcuni dei figli di Giuseppe ma, nell’Italia autarchica e ancora sofferente per la guerra, a un livello lontano dai fasti del passato.

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